Il VOSTRO angolo…

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Ve lo avevo annunciato già su qualche video, e spero che vi piaccia l’idea che ho avuto, e cioè quella di riservarvi un angolo del blog con tutte le foto che mi spedite, molti erano felici della pubblicazione delle loro foto alla fine dei miei video, ma ho preferito pubblicarle qui, in modo che tutti possano vederle ed ammirarle! Io vi ringrazio per farmi sempre participe delle vostre scoperte e delle vostre creazioni, ricevere le vostre foto è il regalo più bello che io possa sognare! GRAZIE! ps: se vuoi vedere pubblicate anche le tue foto scrivi a corsodicinesemail@gmail.com  😉

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Foto di Alberto Di Muzio
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Foto di Alberto Di Muzio
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Foto di Alberto Di Muzio
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Foto di Alberto Di Muzio
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Foto di Federica Boselli
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Foto di Federica Boselli
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Foto di Federica Boselli
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Foto di Federica Boselli
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Foto di Federica Boselli
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Foto di Federica Boselli
Lavoro di Christian Jiang
Lavoro di Christian Jiang
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Calligrafia di Giuseppe Nesci
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Calligrafia di Giuseppe Nesci
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Grafica di Giuseppe Pellegrino
Giovanni Pellegrino
Disegno di Giuseppe Pellegrino
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L’arca di Noè a Shanghai – ma gli animali sono morenti..

 

 

 

 

 

 

 

 

Come vi ho preannunciato su qualche video che ho pubblicato su YouTube, eccomi qui alle prese con l’arte contemporanea cinese. Ogni volta che avrò qualche notizia interessante la condividerò con voi e spero di ricevere qualche vostro parere a riguardo.. Sapete bene di quanto (a volte) sia essere controversa l’arte e conoscere il vostro punto di vista renderà il tutto ancora più interessante 😉

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Se vi dicessi che l’arca di Noè esiste ed è a Shanghai, ormeggiata sul fiume Huangpu, cosa pensereste? Immagino che la vostra fantasia vi farà idealizzare una barca bella, grande e possente, con all’interno animali sani, gioiosi e vigorosi! Vero? Scommetto che avete pensato proprio a questo! E invece l’istallazione dell’artista cinese Cai Guo-Qiang, propone una peschereccio logoro caricato di 99 riproduzioni di animali in via d’estinzione: zebre, tigri, gorilla, panda, ghepardi ecc; immortalati in pose sofferenti e contorte.

 

cai-guo-qiang-the-ninth-wave-huangpu-river-shanghai-designboom-08L’istallazione è intitolata “The ninth wave” (la nona onda) ispirazione presa dal quadro omonimo del pittore ottocentesco russo Ivan Aivazovisky, che raffigura i sopravvissuti di un naufragio in balia delle onde del possente mare, in attesa di essere salvati. Il quadro trasmette la drammaticità del momento e sbatte davanti agli occhi l’impotenza umana dinanzi alla natura che non perdona…640px-The_Ninth_Wave,_Ivan_Aivazovsky,_1850Reminiscenze però mi portano ad associare questo titolo a quello di un’altra opera, del nostrano Maurizio Cattelan, il quale, nel 1999 espone un’istallazione che rappresenta Papa Giovanni II colpito da un meteorite. L’opera in questione s’intitola ” La nona ora ” e allude a quella in cui Cristo, sulla croce, chiede al Padre perché l’abbandonato.

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Potrebbe essere la domanda che si pongono le specie riprodotte sulla barca. Infatti l’opera vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione critica in cui il nostro pianeta si trova. Le tematiche dell’artista spesso sono incentrate sull’attuale crisi ambientale, l’anno scorso la strage dei suini lo hanno colpito profondamente. 16.000 maiali sono stati trovati morti lungo il fiume Huangpu, dimostrando la preoccupante situazione ecologica in cui si trova la regione e il mondo intero. Guo Qiang esplora le sfide poste dall’ambiente e fa riferimento a un simbolo riportato nella tradizionale estetica e filosofia cinese: il desiderio dell’uomo di tornare ad un ambiente più primitivo e ripristinare la fede spirituale.

Secondo voi l’arte riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di tematiche così delicate e importanti, oppure si tende a non comprendere le singole opere e quindi c’è il rischio di fraintenderle o bypassarle di conseguenza? Credete nel potenziale dell’arte oppure non ci avete mai badato più di tanto?

 

Accessori per la calligrafia

La calligrafia in Cina, Giappone, Corea e Taiwan, non è solo uno strumento per tramandare ai posteri: nozioni, poesie e pensieri, ma è una vera è propria arte di cui si giudicano gli aspetti estetici ed armonici.

Esistono numerosi stili, tutti accomunati da ore di pratica, di concentrazione, precisione e calma. Infatti al corso che frequento, ci sono dei giorni per nulla  produttivi, che passi tentando di realizzare al meglio un carattere, sbagliandolo continuamente! E’ una condizione che prima o poi capita a tutti e ogni tanto ti giri in torno e vedi qualcuno che brontola e appallottolando l’ennesimo foglio!

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Spesso mi avete richiesto dei video in cui vi insegno questa antichissima arte, ma ahimè, non ne ho le facoltà, e anche se ce le avessi, insegnare un’arte del genere senza poi potervi correggere nel momento dell’errore, è davvero poco produttivo come esercizio, quindi mi limiterò oggi ad illustrarvi gli accessori fondamentali per praticare Shufa (in cinese, shodo in giapponese), ma ancora meglio sarebbe quella di cercare un corso di calligrafia che possa seguirvi passo passo. Il mio maestro è Norio Nagayama.

Prima di tutto dobbiamo soffermarci sulla scelta della carta. Viene usata la carta di riso, una particolare carta leggerissima, soffice e molto assorbente. Nelle prime lezioni il maestro fa usare una carta comune, su cui si può fare pratica senza rischiare di sprecare la carta di riso, famosa non per la sua economicità eheheh!

Frequento il corso da più di un anno (una lezione al mese), e solo il mese scorso finalmente ho incominciato ad usare anche io la carta di riso!! Felicissima me! 😉

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Rotolo di carta di riso

Esistono anche delle carte per principianti con la divisione del foglio, per facilitare le proporzioni del carattere

Il pennello oltre ad essere fondamentale, è quasi uno status per quest’arte: è affascinante ed oggetto da collezione! Ce ne sono moltissimi e di diverse misure, ma bisogna saper scegliere quello idoneo alle nostre esigenze. Io ne posseggo uno solo ed è di dimensioni medio piccole.

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Per l’inchiostro possiamo scegliere sia il preparato in flaconi oppure la bacchetta d’inchiostro da sciogliere; io posseggo entrambe le alternative anche se il maestro spinge nel farci usare sempre la bacchetta d’inchiostro. Il metodo che si impiega nello scioglierla è terapeutico e rilassante

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In giapponese bacchette d’inchiostro: SUMI

Infatti bisogna avere pazienza e pian piano, roteando la barretta d’inchiostro sulla pietra, vedremo che l’acqua inizia ad acquistare il tipico colore nero dell’inchiostro! Cosa importantissima è quella di riporre la barretta asciutta e mai bagnata, eviteremo così che si frantumi!

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La pietra per l’inchiostro in cinese si chiama yàn (in giapponese suzuri) ed è fondamentale per poter sciogliere l’inchiostro. Gli orientali anche per questo utensile hanno una visione particolare, che rende questo oggetto affascinante e magico.

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Se fate caso, la pietra presenta un’avvallamento, realizzato per l’immissione di acqua che servirà a sciogliere l’inchiostro. Quella scanalatura è il mare, mentre, la parte pianeggiante (dove strofineremo la bacchetta d’inchiostro) è detta terra. Ricorda il processo dell’acqua, che dalla terra (monti), scende nei mari. Infatti, l’inchiostro scenderà nel “mare”, da cui noi potremmo attingere.

Bene. Abbiamo quasi tutto per iniziare, ma mancano ancora due cose, la prima è il feltro d’appoggio, che servirà a non far scivolare il foglio mentre scriviamo e assorbirà l’inchiostro in eccedenza evitando di macchiare il tavolo! 😉                                                     (io ho acquistato in merceria un semplice pezzo di pannolenci nero e mi trovo benissimo! la dimensione la dovete calibrare in base alle vostre esigenze, se usate dei fogli grandi, servirà del feltro grande!)

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Il secondo accessorio che manca è il bunchin e cioè un fermacarte che sarà indispensabile, insieme al feltro, a non far muovere il foglio.

Vi lascio il video in cui vi mostro tutti i miei accessori e vi consiglio siti utili dove acquistare questi oggetti! 😉

Arte contemporanea cinese

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Se già mi seguite sul mio canale di YouTube, saprete che sono diplomata in “Arti visive e discipline dello spettacolo” (e tra qualche settimana inizierò un corso specialistico sulla didattica dell’arte); la lingua cinese e la Cina sono solo una mia passione che condivido con voi, ma ultimamente ho la necessità di non allontanarmi troppo dalle mie origini artistiche e l’idea di realizzare dei post sull’arte contemporanea cinese mi sta esaltando e quindi non vedo l’ora di farvi entrare in questo mondo! L’unico consiglio che mi sento di darvi, è quello avvicinarvi all’arte contemporanea cinese spogliandovi dalle vostre credenze e verità pregresse, rischiando altrimenti di incappare in un errore, che spesso viene fatto quando ci si accosta ad una diversa cultura, cioè quello di interpretarla con gli schemi sbagliati: i nostri.

Comprendere l’arte contemporanea di per sé non è una cosa semplice, perché quegli artisti vedono cose che altri non vedono, anticipano mode, scherzano sui miti d’oggi, riflettono e riesumano quelli passati.. Nonostante questo atteggiamento, ritenuto a volte irriverente e spregiudicato, oggi più che mai c’è un avvicinamento a quest’arte; evidentemente c’è la ricerca di un’identità perduta, che la crisi globale sta sempre di più sbriciolando..

Ma l’arte contemporanea quando ha inizio? In Europa e in America all’incirca alla fine degli anni ’60 fa il suo ingresso e arriva fino ai giorni nostri, mentre quella cinese vede la sua nascita e sviluppo negli ultimi trent’anni. Prima di allora quasi nessuno si era accorto dell’immensa potenza artistica contemporanea di questo paese. Giovani artisti che urlano e manifestano il loro disagio e rabbia, ma anche l’orgoglio, verso una società ingombrante e controversa che cambia e cresce a vista d’occhio.

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La vera svolta per l’arte cinese, arriva all’inizio del 2000, quando gli artisti principiano ad esporre all’estero, le gallerie d’arte incominciano ad aprire nelle grandi città e argomenti che raccontavano delle grandi storie danno spazio alle narrazioni più intime e personali, quindi il collettivismo da spazio all’ individualismo. Tra il 2002 e il 2008, col boom delle Olimpiadi di Pechino, l’arte cinese vede una rapidissima impennata di vendite e quotazioni altissime, perdendo un pò la natura creativa dell’arte e trasformandosi in una sorta di catena di produzione, segno di uno spirito speculativo più che artistico!

Chiaramente moltissimi artisti si sono distaccati da questa filosofia consumistica, continuando il loro cammino di ricerca e di creazioni, non trascurando la tradizione e non dimenticando di dare sempre uno sguardo ad occidente..

Questo è solo una piccolissimo excursus sull’arte contemporanea cinese, ci sarebbe molto altro da dire, ma non escludo di aggiornare ogni tanto questo post con delle nozioni in più! Però ora inizierò a parlarvi degli artisti cinesi che più mi hanno colpito ed interessato e sono sicura che anche a voi susciteranno curiosità!! Quindi prossimo appuntamento con Chen Ke e le sue opere malinconiche che ricordano i cartoon giapponesi. 🙂

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