CANTONESE vs CINESE MANDARINO | Frasario

Qualche settimana fa vi ho proposto il video in cui vi parlavo delle differenze tra: cinese mandarino e cantonese, oggi voglio integrare il video con questa tabella dove troverete delle frasi in italiano tradotte in cantonese; cliccando sui caratteri potrete ascoltare la pronuncia. Sul sito omniglot.com c’è il frasario completo!

Italiano Cantonese
Benvenuto 歡迎 (fùnyìhng)
Ciao
S
aluto generale
你好 (néih hóu)
(wái) – al telefono
Come stai?Bene, grazie! E tu? 你好嗎? (néih hóu ma), 點呀? (dím a)
我幾好,你呢? (ngóh géi hóu, néih nē)
好好 (hóu hóu), 幾好 (géi hóu)
Non ci vediamo da tanto 好耐冇見 (hóunoih móuhgin)
Come ti chiami? Il mio nome è… 你叫(做)乜野名呀? (néih giu(jouh) mātyéh méng a)
你點稱呼呀? (néih dím chìngfù a)
我叫做 … (ngóh giujouh …)
Da dove vieni? Vengo da… 你係邊度人呀? (néih haih bīndouh yàhn a)
你由邊度嚟架? (néih yàuh bīndouh lèih ga)
你係邊國人呀? (néih haih bīngwok yàhn a)
我係 … 人 (ngóh haih … yàhn)
Piacere di conoscerti 好開心認識你 (hóu hòisàm yihngsīk néih)
好開心見到你 (hóu hòisàm gindóu néih)
好高興認識你 (hóu gòuhing yihngsīk néih)
Buongiorno 早晨 (jóusàhn)
Buon pomeriggio 午安 (ńgh ōn)
Buona sera 晚安 (máahn ōn) 晚上好 (máahnseuhng hóu)
Buona notte 早抖 (jóutáu)
Arrivederci / ciao 再見 (joigin) 拜拜 (bāaibaai)
Grazie 多謝 (dòjeh) – per un regalo 唔該 (m̀hgòi) – per un servizio
Buon viaggio / buona permanenza 一路順風 (yāt louh seuhn fùng) 一路平安 (yāt louh pìhng ngòn)
Ti amo / ti voglio bene 我愛你 (ngóh oi néih)
Non ho capito 我唔明白 (ngóh m̀h mìhngbaahk)

 

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Leggenda cinese: l’uccellino JINGWEI

Ieri, mentre ero in viaggio, ho finito di leggere il libro di Xiaran “Le figlie perdute della Cina” (presto ve ne parlerò) e verso la fine mi sono imbattuta in una leggenda cinese che mi ha molto colpito e fatto ancor di più comprendere lo spirito di sacrificio e di determinazione di questo popolo.  

Secondo la leggenda cinese, il dio Sole aveva una figlia che lui amata tantissimo, Nuwa, era così bella che anche l’Imperatore Giallo era pieno di lodi per lei.

Nuwa, avrebbe tanto voluto che il padre la portasse con sè durante i suoi viaggi verso il Mare Orientale, là dove sorge il sole. Ma il dio Sole era sempre molto impegnato ogni giorno per dirigere il corso dell’astro dal sorgere al mattino fino al suo calare alla sera, e non poteva portare con sè la figlia. Un giorno, Nuwa, velò una barca per andare dal padre e fargli una sorpresa, ma improvvisamente si levò una burrasca, le onde aumentarono e rovesciarono la piccola imbarcazione. Nuwe scomparve tra le feroci onde, inghiottita dal crudele mare. Suo padre era distrutto dal dolore e, incapace di far sì che i raggi del sole splendessero su di lei e la riportassero in vita, rimase solo a piangere la sua scomparsa.

Però Nuwe rinacque, ma in forma di uccello, con la testa striata, gli artigli rossi e il becco bianco. Le fu dato il nome di Jingwei, per il suo grido di lamento “Jingwei, jingwei…”

Jingwei non poteva perdonare il mare e giurò vendetta, iniziò a lavorare giorno dopo giorno, raccoglieva col suo piccolo becco piccole pietre e ramoscelli e li lasciava cadere nel mare, con la determinazione di riempirlo e renderlo una pianura arida e inospitale! Anno dopo anno, giorno dopo giorno Jingwei era sempre lì tentando di asciugare il mare, ma un giorno il mare si gonfiò, ruggì e si mise a ridere ” Uccellino” disse “Lascia stare! Anche se ti sforzi per un milione di anni non farai mai di mie una piatta pianura!” Jingwei rispose ” Anche se ci vorranno un milione di anni, fino alla fine del mondo, io ti riempirò! E farò di te un’arida terra!” 

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E si innalzò di nuovo nell’aria gelida. Volò avanti e indietro tra il monte Fajiu, dove raccoglieva i rametti, fino al mare, era instancabile. Trascorsero mesi ed anni, fino a quando passò di lì un gabbiano. Fu sorpreso: cosa stava facendo quell’uccellino? Ma appena scoprì la storia, fu commosso dalla sua tenacia e costanza. I due si sposarono e misero al mondo numerosi pulcini: i maschi assomigliavano al gabbiano e le femmine a Jingwei e si unirono insieme a lei nell’interminabile impresa di asciugare il Mar Orientale. 

I cinesi ammirano moltissimo Jingwei per la sua ostinazione e la sua coraggiosa ambizione. Il poeta Tao Yuanming della dinastia JIn celebrò in versi la coraggiosa lotta dell’uccellino contro le onde, e la sua storia è divenuta un simbolo di splendido idealismo e di impegno. L’orgoglio del popolo per Jingwei è riflessa nei monumenti dedicati che si trovano sulla costa orientale della Cina, sulle monete e sui dipinti. 

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Pasqua in Cina

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Tra pochissimo è Pasqua e finalmente tornerò nella mia terra per qualche giorno!! Non vedo l’ora!! 🙂 Mi abbufferò di cioccolata come se non ci fosse un domani! Gnam!! Comunque sia torniamo a noi.. e vi pongo una domanda: secondo voi i cinesi potevano perdersi l’occasione di festeggiare una festa così colorata e golosa?? La risposta esatta è? NOOO!! 😀 很好!! Chiaramente non potevano esimersi e la Pasqua si sta pian piano facendo largo nelle loro vite! Per i più distratti, ci tengo a precisare che la Pasqua è una festa cristiana e molti cinesi non sono cristiani  ma lo scambio delle uova di cioccolato sta diventando sempre di più popolare, infatti in alcuni centri commerciali non sarà difficile trovare qualche richiamo alla Pasqua (uova, coniglietti ecc..)! Come diceva un mio amico cinese “A noi basta che ci sia una festa per festeggiarla!!” 😀  Ad Hong Kong le cose sono un pò diverse, infatti c’è una maggiore presenza di popolazione cristiana e la Pasqua è più sentita, non sarà difficile trovare negozi ed uffici chiusi o chiese che celebrano messe pasquali. In alcuni hotel potremmo anche trovare un ricco buffet dedicato alla Pasqua (magari solo negli alberghi a 5 stelle eheh)!

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Parole utili:

Pasqua: 复活节 Fùhuó jié

Buona Pasqua! 复活节 快乐! Fùhuó jié kuàilè!

Coniglio di Pasqua: 复活节兔 Fùhuó jié tù

Uovo di Pasqua: 复活节彩, Fùhuó jié cǎi

Uovo di cioccolato: 巧克力蛋 Qiǎokèlì dàn

 

 

 

Chinatown a Milano – Via Paolo Sarpi – I “miei” posti

In questo link, c’è il video della mia avventura a Chinatown

Appena scesa dal tram (il numero 12 che da piazza Duomo porta direttamente in Via Paolo Sarpi) il primo negozio in cui mi sono imbattuta è il celeberrimo Oriental Store tra via Bramante e Via Sarpi: e’ un negozio che attrae, perché ha delle vetrine accattivanti e con oggetti ed abiti tradizionali che per noi amanti della Cina possiamo solo immaginare e sognare. Sono entrata e una musica tradizionale cinese riecheggiava dagli altoparlanti dislocati in tutto il negozio; tutto molto carico, ma raffinato. Ci sono stand con qi pao (abiti tradizionali cinesi), qualche kimono, foulard in seta e borse, prezzi piuttosto alti.. Semplici qi pao, reperibili un pò ovunque, al prezzo di 30 euro (ad esempio uno che avevo pagato 5 euro, lo vendevano lì a 25 €), per non parlare dei pennelli per la calligrafia a prezzi più che raddoppiati! Al piano di sopra c’erano alcune stoffe che si potevano acquistare a metraggio, gadget, bacchette, mobili cinesi, vasi, “barche” per il sushi ecc .. Insomma c’era davvero di tutto, ma personalmente l’ho trovato poco interessante. Se non siete mai stati in negozi d’antiquariato cinese o simili, vi piacerà, ma personalmente non ho trovato nulla di sorprendente ed entusiasmante.

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Visto la bella giornata, il quartiere me lo sono goduto in toto: una bella strada pedonale, ordinata e ben tenuta. Con gli occhi da turista non ho visto quel degrado ed indecenza che spesso viene lamentato dai milanesi spodestati, ma ho visto un ambiente costituito da negozi, bar, ristoranti, ricevitorie, librerie, bambini che giocano, lavoratori con carretti che portano la merce dal magazzino al negozio. Insomma nulla di anormale. E’ stato bellissimo vedere un signore di una certa età italiano che salutava un suo amico cinese con un “ni hao!” e sentire la risposta ” ah ciao!” BELLISSIMO!

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Voi siete stati fantastici! Vi avevo scritto su Facebook che stavo andando a Chinatown e mi avete riempito di spunti su dove andare, siete stati grandi! Una ragazza (grazie Giulia), mi ha scritto su Twitter di provare una pasticceria in via Messina (una traversa di via Paolo Sarpi): pasticceria Hao Li Lai raccomandandomi di prendere i dolcetti al cocco.. Incuriosita mi ci sono fiondata! Trovarlo non è stato neanche tanto difficile, e appena entrata sono stata investita da un ottimo profumo di dolci e torte! Il negozio è abbastanza grande, ci sono scaffali con dolci su entrambe le pareti, al centro un bancone con esposti altri dolci, e sulla parete in fondo scatole di cioccolatini a forma di cuore e caramelle sfuse. Ho visto anche un piccolo laboratorio dove stavano lavorando e sfornando i dolci da esporre per la vendita. Mi è sembrato tutto piuttosto pulito ed invitante! 🙂

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C’era l’imbarazzo della scelta!! Erano apparentemente tutti buonissimi, ma non volevo rischiare di acquistare qualcosa che poi non piacendomi andasse sprecato. C’erano dolcetti alla soia verde, altri con fagioli, sfoglie di cioccolato e sesamo, c’erano anche i “biscotti della moglie”, un tipico dolce cinese che tempo fa acquistai imbustato e non mi piacque e quindi non l’ho ripreso! Le confezioni venivano quasi tutte tra l’ euro e 50 e i 2.00 euro, decisamente economiche!

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Biscotti della moglie

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Alla fine sono riuscita a decidermi e ho acquistato i dolcetti al cocco consigliatomi, ed una confezione di “Swiss cake” (foto in alto). Ho preso quella verde credendo che fosse in tè matcha, ma poi la commessa mi ha delucidato dicendomi che era semplice colorante alimentare 🙂 almeno credo d’aver capito così. Per tutta la permanenza a Chinatown ho cercato di limitare la mia lingua madre, perché ho visto che con solo un pò di pratica, il cervello ricomincia ad aprire tutti cassetti arrugginiti ed impolverati! Good JOB! Sulla stessa via c’è una caffetteria “Bar tavola fredda” nulla di particolare: due salette con dei tavolini, qualche slot machine e un unico bagno con turca! Sono entrata perché la mia vescica mi stava dato un ultimatum e ho dovuto aspettare più di mezz’ora, visto la fila infinita per la toilette, ma nell’attesa ho preso un tè verde pagato € 1.50 servito con il classico servizio di porcellana blu e bianca.

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Ero l’unica italiana ma tutti sono stati gentilissimi, anche se la loro proverbiale diffidenza non li abbandona, però ho costatato che parlando un pochino in cinese, si aprono e si rilassano di più 🙂 La barista mi ha consigliato di andare in un ristorante ad hoc per chi ama la vera cucina cinese, molti di voi mi avevano indicato Jiu Bin in via Paolo Sarpi, ma è troppo commerciale, ed anche la barista me l’ha sconsigliato dicendo queste testuali parole “Jiu Bin piace a italiani eheh

Il ristorante in questione si chiama 文成 Wénchéng e si trova in una parallela di via Paolo Sarpi, tra via Rosmini e via Niccolini. Niente di scenografico ed accattivante come invece appare il famoso giappo-cinese Jiu Bin, un’insegna semplice, sulla vetrina esposto il menù con i vari prezzi (economico e grande scelta)P1050578

Ok, decido di entrare. La saletta d’entrata era piuttosto buia e aveva a destra un frigo con del cibo, e davanti un acquario piuttosto grande con acqua appena alla metà della sua capienza e all’interno 4 – 5  carpe di cui una (credo) morta. Non mi lascio intimorire, e chiedo di sedermi, il cameriere mi accompagna al mio posto e attraversiamo tutto il locale formato da quattro sale di media grandezza, tutte le prime tre sale erano occupate da famiglie cinesi le quali sedevano nei grandi tavoli rotondi tradizionali, un caos pazzesco, parlavano tutti a voce altissima! La mia saletta (senza finestre) ospitava qualche italiano ( due famiglie e una coppia di amiche) e il resto ragazzi cinesi. Pareti spartane, se non per un quadro tradizionale alle mie spalle. Lì per lì quando sul menù leggo “piatto speciale” mi è sembrato di stare nel film Existenz, e ho evitato di ordinarlo, anche se la tentazione era tantissima, ma alla fine mi sono limitata nel prendere una zuppa (che avevo visto dalla ragazza davanti a me), dei jiao zi, semplici ravioli arrosto e una bottiglia d’acqua. P1050597P1050598

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La zuppa era deliziosa e abbondantissima, lo stesso per i ravioli che ho mangiato con gusto e lentezza, proprio per assaporarli bene! Ps: per fare questa foto ho dovuto fare una piramide traballante con bicchiere e bottiglia, ma non potevo non mostrarvi l’enormità di questa scodella!! Alla fine ho pagato 6.00 € e la titolare non mi ha fatto pagare l’acqua considerando che  non l’avevo neanche aperta! Continuo la mia passeggiata e mi imbatto nell’ Oriental Mall (un centro commerciale cinese!)

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Allora cosa dire? Luci led e colori kitsch sul contro soffitto e nella scala mobile, minimarket in cui mi sono davvero quasi messa a piangere, perchè c’era davvero di tutto! Come raggruppare tutti i minimarket in un solo negozio! WOW! Per il resto nulla di speciale, negozio d’abbigliamento, casalinghi, gioiellerie dove acquistare pietre: giada, corallo ecc.

Ultima tappa è stata al Piccolo bar in via Signorelli, un bar senza grosse pretese o particolarità, mi ha solo attirato la scritta “Babble tea” bevanda che volevo assolutamente provare, e ne è valsa la pena! (Ho scritto un post a riguardo sul bubble tea, se sei interessato clicca qui) Prezzo 2.00 e gentilezza senza prezzo!

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Non so che dirvi, io sono stata benissimo, forse perchè sono di parte o forse perchè non vedo a tutti i costi problemi che altri vedono. Chiaramente un turista tante cose non le può percepire, ma in realtà non mi sono mai sentita a disagio, ok qualche volta sì, vedi facce che si interrogano sul motivo per il quale sei lì da sola, ma quando sono entrata in un fruttivendolo pieno di gente non mi sono sentita di troppo, ho chiesto quanto costava la bottiglietta di tè, la titolare mi ha fatto pagare e mi ha regalato un sorrisino e il “brava” (perchè ho parlato la loro lingua!) ecco la diffidenza potrebbe essere definita un difetto, ma siamo meglio noi che ci basiamo sul colore della pelle o dalla forma degli occhi? A noi non piace il diverso, per farcelo accettare “sbattono” dentro  al Grande Fratello il ragazzo africano e la ragazza senza un braccio.. Pateticità e finto buonismo! Comunque questa è tutta un’altra storia..

I mesi in cinese

Come per i giorni della settimana, anche per i mesi il discorso è più o meno simile, infatti dobbiamo scrivere il numero che corrisponde al mese (1 per gennaio, 2 per febbraio ecc) e aggiungere la parolina  yuè 月

一月  Yī yuè   gennaio,

二月  èr yuè   febbraio,

三月  sān yuè   marzo,

四月  sì yuè   aprile,

五月  wǔ yuè   maggio,

六月  liù yuè   giugno,

七月  qī yuè   luglio,

八月  bā yuè   agosto,

九月  jiǔ yuè   settembre,

十月  shí yuè   ottobre,

十一月  shíyī yuè   novembre,

十二月 shí’èr yuè   dicembre

I giorni della settimana in cinese (nomi di tempo)

In cinese tutte quelle parole che si riferiscono ad un concetto di tempo cronologico si chiamano nomi di tempo

I nomi cinesi moderni che identificano i giorni della settimana, si basano su una semplice sequenza numerica. Dunque la parola per indicare ‘settimana 星期  Xīngqí ‘ è seguita semplicemente da un numero che indica il giorno:

‘Lunedi’ letteralmente è ‘una settimana’, ‘Martedì’ = ‘due settimana’. Quindi settimana + numero 1, 2, 3 ecc.. L’unica eccezione la troviamo per la “Domenica“, in cui si può utilizzare il carattere 天 Tiān o 日 Rì , in entrambi i casi il significato è ‘giorno’, ( 日 Rì è un po’ più formale rispetto a 天 Tiān ). Sicuramente con gli esempio è tutto più semplice! 🙂

星期一 Xīngqí yī = lunedi

星期二 xīngqí èr = martedì

星期三 xīngqí sān = mercoledì

星期四 xīngqí sì = giovedì

星期五 xīngqí wǔ = venedrdì

星期六 xīngqí liù = sabato

Domenica: 星期天, xīngqí tiān oppure 星期 日 xīngqí rì (un pò più formale)

3 sono i modi con cui si può dire “settimana”:

• Il termine ufficiale è 星期 xīngqī (letteralmente ‘periodo delle stelle’).

礼拜 lǐbài ( 礼拜 ‘culto’), viene spesso utilizzato per dire settimana, ma nel linguaggio quotidiano.

礼拜一 Lǐbài yī lunedi,

礼拜二 lǐbài èr martedi,

礼拜三 lǐbài sān mercoledi,

礼拜四 lǐbài sì giovedi,

礼拜五 lǐbài wǔ venerdi,

礼拜六 lǐbài liù sabato,

礼拜天  lǐbài tiān oppure 礼拜日  lǐbài rì domenica.

周 zhou ( 周 ciclo in forma semplificata) è un termine più formale ma sta guadagnando terreno come alternativa agli altri due.

周一Zhōuyī lunedi,

周二 zhōu’èr martedi,

周三 zhōusān mercoledi,

周四 zhōusì giovedi,

周五 zhōuwǔ venerdi,

周六 zhōuliù sabato,

周日 zhōu rì domenica.

Tutti e tre i termini li possiamo ascoltare in una conversazione quotidiana, spesso alternandoli nella stessa conversazione.
(星期 xīngqī è il termine ‘ufficialmente corretto’ che viene insegnato agli studenti stranieri di cinesi. Stessa cosa vale per 周 zhou. 礼拜 lǐbài è molto comune in una conversazione informale, ma è molto meno utilizzato nei libri e nel cinese scritto! 礼拜 lǐbài probabilmente più popolare nel sud della Cina – 星期 xīngqī invece pare che sia più popolare al nord).

Altre parole correlate (userò 星期 xīngqí, ma vale la stessa formula per tutti gli altri modi per dire settimana)

Questa settimana  这星期 Zhè xīngqí

Settimana scorsa 上星期 Shàng xīngqí

Settimana prossima 下星期 Xià xīngqī

Ogni settimana 每星期  Měi xīngqī  (Měi 每 = ogni)

Come realizzare le UOVA ROSSE CINESI??

In inglese la chiamano “Red eggs and ginger party” ed è una festa molto importante in Cina (clicca qui per saperne di più)

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Per realizzarle anche noi avremmo bisogno di:

  • uova,
  • 1 cucchiaino di sale,
  • qualche gocce d’aceto,
  • colorante rosso alimentare (potete usare sia la fialetta che la polvere, ma forse quest’ultima è meglio perchè più scrivente e renderà il guscio dell’uovo di un rosso più intenso).

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  1. In una pentola con acqua fredda immergiamo le uova, il fuoco deve essere dolce in modo tale che le uova non si rompano.
  2. Aggiungiamo nell’acqua l’aceto e il sale (sgrasseranno l’uovo, rendendolo poroso cosicché il colore si imprime meglio).
  3. Dopo 10/15 minuti le uova saranno sode e possiamo toglierle dall’acqua.
  4. In una ciotolina mettiamo il colorante rosso e immergiamo le uova. Et voilà!! 🙂

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Vi lascio il video di come le ho realizzate io:

 

 

La tradizione delle uova rosse “red eggs and ginger party”

E’ una tradizione antica quella di preparare per il primo mese di vita del bambino (ma anche per il primo compleanno) delle uova sode con il guscio colorato di rosso! In cinese uova rosse si dice: 红鸡蛋  Hóng jīdàn hé   e la festa 红鸡蛋和生姜方  Hóng jīdàn hé shēngjiāng fāng si traduce con “Red eggs and ginger party”

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Ma perché c’è questa tradizione? 

In Cina il primo mese di vita di un bambino è molto importante, infatti a causa della povertà il tasso di mortalità infantile era piuttosto alto e la gente credeva che un bambino che avesse raggiunto un mese era un sopravvissuto. E’ una festa molto speciale per i cinesi, gli ospiti alla festa portano dei regali per il nuovo arrivato, i maschietti ricevono denaro (in buste rosse) e le femminucce dei gioielli.

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Nella cultura cinese, si pensa che la tigre, essendo il re degli animali, sia colei che protegge i bambini ed ecco che molti regali raffigurano una tigre. Le scarpettine hanno gli occhi della tigre, in modo tale che essa possa guidare il bimbo nei primi suoi passi ed indirizzarlo sulla giusta via.
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Durante la festa i genitori offrono agli invitati le uova colorate di rosso perchè le uova sono simbolo di vita e la sua forma circolare simboleggia l’armonia e la felicità, mentre il rosso in Cina è sinonimo di felicità e prosperità.

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E lo zenzero cosa c’entra?
Ha il suo significato simbolico, infatti nella cucina cinese lo zenzero è molto importante per stabilire l’equilibrio tra lo yin (freddo) e lo yang (caldo). Lo zenzero aggiunge un tocco piccante alle esigenze nutrizionali di una donna che ha appena partorito. Per acquistare le forze le neo mamme cinesi bevono un tradizionale brodo fatto con i piedi di maiale, uova, aceto e zenzero.

“L’altra bellezza” – leggenda cinese –

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C’era una volta un bellissimo e meraviglioso giardino. Era situato ad ovest del paese, in mezzo al grande regno.
Il Signore di questo giardino aveva l’abitudine di farvi una passeggiata ogni giorno, quando il caldo della giornata era più forte.
C’era in questo giardino un bambù di aspetto nobile. Era il più bello di tutti gli alberi del giardino e il Signore amava questo bambù più di tutte le altre piante.
Anno dopo anno, questo bambù cresceva e diventava sempre più bello e più grazioso. Il bambù sapeva che il Signore lo amava e ne godeva.
Un bel giorno, il Signore, molto in pensiero, si avvicinò al suo albero amato e l’albero, in grande venerazione, chinò la testa. Il Signore gli disse:
“Caro bambù, ho bisogno di te”.
Sembrò al bambù che fosse venuto il giorno di tutti i giorni, il giorno per cui era nato. Con grande gioia, ma a bassa voce, il bambù rispose:
“O Signore, sono pronto. Fa’ di me l’uso che vuoi”.
“Bambù”, la voce del Signore era seria, “per usarti devo abbatterti”.
Il bambù fu spaventato, molto spaventato:
“Abbattermi, Signore, me che hai fatto diventare il più bel albero del tuo giardino? No, per favore, no! Fa’ uso di me per la tua gioia, Signore, ma per favore, non abbattermi”.
“Mio caro bambù,” disse il Signore e la sua voce era più seria, “se non posso abbatterti, non posso usarti”.
Nel giardino ci fu allora un grande silenzio. Il vento non tirava più, gli uccelli non cantavano più. Lentamente, molto lentamente, il bambù chinò ancora di più la sua testa meravigliosa poi sussurrò:
“Signore, se non puoi usarmi senza abbattermi, fa’ di me quello che vuoi e abbattimi”.
“Mio caro bambù,” disse di nuovo il Signore “non devo solo abbatterti, ma anche tagliarti le foglie e i rami. Se non posso tagliarli, non posso usarti”.
Allora il sole si nascose e gli uccelli ansiosi volarono via. Il bambù tremò e disse appena udibile:
“Signore, tagliali!”.
“Mio caro bambù, devo farti ancora di più. Devo spaccarti in due e strapparti il cuore. Se non posso farti questo, non posso usarti”.
Il bambù non poté più parlare. Si chinò fino a terra.
Così il Signore del giardino abbatté il bambù, tagliò i rami, levò le foglie, lo spaccò in due e ne estirpò il cuore. Poi portò il bambù alla fonte di acqua fresca vicino ai suoi campi inariditi. Là, delicatamente, il Signore dispose l’amato bambù a terra: un’estremità del tronco la collegò alla fonte, l’altra la diresse verso il suo campo arido.
La fonte dava acqua, l’acqua si riversava sul campo che aveva tanto aspettato. Poi fu piantato il riso, i giorni passarono, la semente crebbe e il tempo della raccolta venne. Così il meraviglioso bambù divenne realmente una grande benedizione in tutta la sua povertà e umiltà.
Quando era ancora grande e bello e grazioso, viveva e cresceva solo per se stesso e amava la propria bellezza. Al contrario nel suo stato povero e distrutto, era diventato un canale che il Signore usava per rendere fecondo il suo regno.

 

Grazie a Gabriele M. per avermela fatta conoscere!

Errori da evitare in Cina

Ogni famiglia ha le sue usanze, e più lontano si va, più le usanze cambiano.. Ora immaginiamoci di andare in Cina, quante differenze ci saranno? Eh.. TANTE sì sì 🙂 E senza saperlo una nostra abitudine, lì è percepita come scarsa educazione..  Alcune gaffe si possono facilmente evitare e altre richiedono un po’ più fatica.. Ma niente paura! Scopriamole insieme!

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1. Impiantare le bacchette (kuaizi,筷子) nel riso o negli spaghetti. Mai fare questo! In molte parti della Cina, questo gesto è di offesa nei confronti del cibo e ricorda i bastoncini d’incenso che si accendono nei funerali. Anche se andate in Giappone state attenti a come mettete le bacchette! 😉

Tibet, Taiwan e Tiananmen. Le famose “Tre T” argomento di conversazione meglio da evitare! Questi sono temi molto delicati per la maggior parte dei cinesi, anche se la sensibilità può variare da persona a persona. Discutere su Taiwan o il Tibet non è offensivo, ma la conversazione può sfociare in discussioni da evitare.. Le cose sono cambiate con gli anni, e magari i giovani non pesano più questo argomento, ma evitare non è sbagliato! 🙂 Un pò come se in una cena, uno nostro amico di Shanghai chiede a tutti i commensali cosa ne pensiamo del Fascismo o del Nazismo.. insomma la serata prenderebbe una piega piuttosto pesante!

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3. Complimenti? No grazie.Quante volte vi sarà capitato di ricevere un complimento per una vostra competenza? “Parli l’ inglese benissimo!” “Grazie! Lo studio da tanti anni..” Ecco, questo da noi può anche andare bene, ma in Cina assolutamente NO, ed è considerato molto maleducato accettare un complimento (anche se pian piano tra le giovani generazioni sta svanendo)! E’ sempre meglio essere modesti e rispondere con un semplice “Non è vero (bu hui ba 不会吧) , no no (Nali, Nali 那里那里) oppure rispondere semplicemente 是吗? shi ma?  (davvero?). Gli orientali non si vantano, perchè preferiscono che le azioni facciano le veci delle parole… Noi dovremmo imparare qualcosa a riguardo!!

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4. Regalare un orologio.  Ricevere un bell’orologio è il sogno di tutti! Ricordo che quando feci da testimone di matrimonio, a noi testimoni regalarono degli orologi da polso e ne fui entusiasta! Ecco questo tipo di regalo è da evitare in Cina, perché l’orologio scandisce il tempo che passa e quindi la morte, ma c’è anche un altro motivo: in cinese per dire orologio si dice Zhōng 钟 (viene utilizzato per descrivere anche altri contesti temporali) ma in cinese la parola fine (morte) si dice Zhōng 终 e quindi visto che ai cinesi i giochi di parole nefasti non vanno molto a genio è sempre meglio riserbare un altro tipo di regalo!

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5. Rispettare gli anziani e le persone più grandi di te. Questa è una cosa che dovremmo osservare tutti e in qualsiasi parte del mondo, ma le gerarchie sono prese molto più seriamente in Cina che in Occidente, e molti occidentali non riescono a prestare attenzione sull’importanza di riconoscere la superiorità. Questo vale in entrambi i contesti aziendali e personali, in quanto è considerato molto maleducato ad affrontare le persone senza l’utilizzo di una sorta di titolo formale. Per i manager o capi, prima del loro cognome si aggiunge la parola zǒng ( 总, capo, leader o capo) , lǎobǎn (老板, capo) o jīnglǐ ( 经理, manager)

Questa pubblicità delle caramelle Frisk del 2013 può farci capire meglio cosa intendo.. L’impiegato solo con l’ausilio della forza rinfrescante della caramellina è riuscito a dire cosa davvero pensa!! 😀 hihihi

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6. Dare (e ricevere) le cose con una sola mano. Può sembrare una sciocchezza, ma è un gesto molto importante. Impiegare entrambe le mani indica che siete interessati a quella persona e a quello che siamo facendo. Anche quando ci si scambiano biglietti da visita (mingpian,名片) bisogna consegnarlo con due mani e se il nostro è un biglietto bilingue, è buona norma darlo con la parte in cinese rivolta verso l’alto, e non importa se il destinatario capisce la nostra lingua! Ciò vale anche in Giappone ed infatti non è difficile restare stupiti quando la cassiera ci lascia lo scontrino con due mani!

Forse qualcosa l’ho sorvolata.. Se ne conoscete altre scrivetele e poi le aggiungo nel post!